“Divergente2”: un progetto per trasformare la vulnerabilità in opportunità

La povertà educativa non è un ostacolo insormontabile La povertà educativa rappresenta oggi una delle sfide più complesse per i sistemi educativi e sociali europei, diventando rilevante in modo particolare per i territori caratterizzati da disuguaglianze sociali. Essa, comunque, non coincide esclusivamente con la mancanza di risorse economiche, ma comprende l’insieme delle condizioni che limitano le opportunità di crescita culturale, relazionale, emotiva e cognitiva dei bambini. Crescere in contesti caratterizzati da disagio sociale, violenza domestica, deprivazione culturale o marginalità territoriale significa infatti essere esposti a fattori di rischio che possono compromettere lo sviluppo della personalità, dell’autonomia e della capacità di costruire relazioni significative. È proprio in questa prospettiva che si inserisce “Divergente2” (CUP J64C25000230004), progetto realizzato sul territorio comunale di Napoli e finalizzato alla presa in carico di 110 bambini e bambine tra i cinque e i dieci anni appartenenti a contesti caratterizzati da particolare vulnerabilità educativa e sociale. L’intervento nasce nell’ambito degli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 5 “Inclusione e Coesione”, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa attraverso un modello integrato capace di mettere in relazione scuola, servizi sociali, famiglie, professionisti dell’educazione e territorio. L’idea di fondo che anima il progetto è tanto semplice quanto rivoluzionaria: ogni bambino possiede risorse, capacità e potenzialità che possono emergere anche nelle situazioni più difficili, purché l’ambiente sia capace di riconoscerle e sostenerle. Come ricorda Urie Bronfenbrenner (1979), lo sviluppo umano non dipende esclusivamente dalle caratteristiche individuali, ma nasce dall’interazione continua tra persona e ambiente. Quando tali ambienti risultano impoveriti o caratterizzati da relazioni disfunzionali, il rischio di compromettere il normale percorso evolutivo aumenta considerevolmente. Negli ultimi decenni numerose ricerche neuroscientifiche hanno inoltre dimostrato che l’esposizione prolungata a esperienze traumatiche durante l’infanzia modifica profondamente i processi di sviluppo cerebrale, influenzando memoria, attenzione, regolazione emotiva e capacità di apprendimento (Perry & Pollard, 1998; Shonkoff et al., 2012). La letteratura internazionale evidenzia come bambini cresciuti in contesti caratterizzati da trascuratezza, violenza assistita, instabilità familiare o deprivazione affettiva presentino con maggiore frequenza: Tuttavia, gli stessi studi sottolineano anche un elemento fondamentale: il trauma non determina inevitabilmente il destino della persona. La presenza di adulti significativi, relazioni educative positive e contesti capaci di promuovere competenze emotive può modificare significativamente il percorso evolutivo. È su questa convinzione che si fonda “Divergente2”. “Divergente2” e il territorio napoletano: costruire comunità educanti La città di Napoli, con la ricchezza delle sue comunità e contemporaneamente con la presenza di aree segnate da fragilità economiche e sociali, costituisce un contesto nel quale interventi integrati come “Divergente2” assumono un valore particolarmente significativo. La povertà educativa non riguarda difatti soltanto il singolo bambino. Essa coinvolge la comunità nel suo complesso. Quando un bambino perde opportunità di apprendimento, di socializzazione e di espressione delle proprie capacità, l’intero territorio perde una possibilità di crescita. Per questo motivo le politiche educative contemporanee insistono sempre più sul concetto di comunità educante, ovvero una rete nella quale istituzioni, associazioni, famiglie, scuole e cittadini collaborano per promuovere il benessere delle nuove generazioni. Attraverso il lavoro integrato tra professionalità psicologiche, educative e sociali, il progetto mira a costruire un ambiente nel quale il bambino possa sentirsi riconosciuto, accolto e accompagnato. Pertanto, il vero obiettivo non è soltanto migliorare una competenza specifica ma favorire lo sviluppo di persone capaci di stare nel mondo con maggiore sicurezza, consapevolezza e fiducia nelle proprie possibilità. La voce del progetto Il senso profondo dell’intervento emerge anche dalle parole del coordinatore del progetto: “Con Divergente2 intendiamo offrire ai bambini e alle bambine uno spazio sicuro e creativo in cui apprendere, crescere e relazionarsi in modo positivo – afferma il coordinatore del progetto. – L’obiettivo è ridurre gli effetti della povertà educativa e fornire strumenti concreti di resilienza emotiva, affinché questi minori possano costruire relazioni sane e sviluppare appieno le proprie potenzialità.” Questa dichiarazione sintetizza la filosofia alla base del progetto. Non si tratta soltanto di intervenire sulle difficoltà presenti, ma di creare condizioni affinché ogni bambino possa immaginare un futuro differente. La resilienza, infatti, non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla possibilità di incontrare esperienze, persone e ambienti capaci di sostenere il cambiamento. Educare significa riconoscere possibilità Uno degli aspetti più importanti del progetto riguarda il cambiamento dello sguardo nei confronti dei minori coinvolti. Nei contesti di disagio sociale esiste spesso il rischio di costruire narrazioni centrate esclusivamente sul deficit, per le quali un bambino viene identificato attraverso ciò che gli manca: mancanza di rendimento scolastico, mancanza di regole, mancanza di attenzione, mancanza di risorse familiari. Un approccio realmente educativo richiede invece un cambiamento di prospettiva. Significa chiedersi in particolare: “Quali condizioni possiamo creare affinché questo bambino possa esprimere le proprie capacità?” Questa impostazione richiama il paradigma della psicologia positiva sviluppata da Martin Seligman (2002), secondo cui il benessere umano non può essere compreso esclusivamente attraverso la riduzione della sofferenza, ma richiede anche la promozione delle competenze, delle risorse personali e delle possibilità di realizzazione. “Divergente2” assume dunque una prospettiva orientata alle potenzialità: ogni osservazione diventa una possibilità di intervento; ogni difficoltà diventa un’indicazione per costruire nuove strategie; ogni piccolo progresso diventa un elemento da valorizzare. D’altronde, proprio l’ideazione, lo sviluppo, la stesura e la somministrazione del PEI dedicato specificatamente al Progetto, viene a porsi non come uno strumento per classificare i bambini, ma come un supporto fondamentale per accompagnarne la crescita. Ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo.