Modelli di intervento domiciliare per il sostegno alla genitorialità: prospettive ed esperienze
La città di Napoli presenta aree urbane caratterizzate da complessità sociali e fragilità economiche, che possono incidere sulla qualità della vita familiare e sul benessere dei minori. In un quartiere periferico, una famiglia composta da un genitore single e due bambini in età scolare viene segnalata ai servizi sociali municipali per difficoltà nella gestione della quotidianità e del percorso educativo dei figli.
Negli ultimi anni, gli interventi domiciliari si sono affermati come una modalità privilegiata per sostenere le famiglie in situazioni di fragilità. L’idea di fondo è semplice: “raggiungere i genitori nel loro contesto quotidiano”, riducendo distanze con i servizi e valorizzando le risorse già presenti (Serbati & Milani, 2013).
Il modello dell’”home visiting” è largamente diffuso a livello internazionale e prevede visite regolari a domicilio da parte di professionisti come ostetriche, psicologi, infermieri o assistenti sociali.
I suoi obiettivi principali sono:
- prevenire condizioni di rischio (trascuratezza, isolamento, disagio psicosociale);
- sostenere la genitorialità con indicazioni pratiche;
- rafforzare la relazione tra genitori e figli nei primi anni di vita (Olds, 2006).
Un esempio classico è il “Nurse-Family Partnership”, sviluppato negli Stati Uniti, che ha mostrato effetti positivi sul benessere materno-infantile e sullo sviluppo dei bambini (Olds et al., 2007).
In Italia, comunque, si è sviluppato soprattutto il modello dell’”educativa domiciliare”, in cui un educatore affianca la famiglia nella gestione della quotidianità. L’approccio è centrato sul “fare insieme”: cucinare, aiutare nei compiti, organizzare la casa, accompagnare i bambini nelle routine giornaliere (Milani, Serbati, & Ius, 2015).
Nel progetto DiverGente, l’Associazione “Psicologi in Contatto Onlus” sta affrontando proprio questa funzione di intervento. Immaginiamo pertanto una famiglia residente in un quartiere periferico di Napoli, con due bambini in età scolare e un genitore single. L’educatore entra in casa due volte a settimana.
Nel primo incontro osserva la gestione quotidiana: i tempi dei pasti, lo spazio dedicato ai compiti, la cura degli ambienti. Insieme al genitore si definiscono piccoli obiettivi: stabilire una routine serale più regolare e creare un angolo studio tranquillo.
Nei successivi incontri, l’educatore lavora “fianco a fianco” con il genitore, sostenendolo nella gestione dei compiti dei bambini e aiutandolo a utilizzare le risorse del quartiere (doposcuola, centri ludici, parrocchie). In questo scenario, l’intervento domiciliare non solo sostiene la genitorialità, ma rafforza anche i legami comunitari, favorendo la partecipazione della famiglia alla vita sociale del territorio.
Come sottolinea Serbati (2017), per funzionare davvero l’intervento domiciliare deve comunque rispettare tre condizioni fondamentali:
- “Ascolto e fiducia”: entrare in casa richiede sensibilità e rispetto.
- “Personalizzazione”: ogni famiglia ha bisogni e potenzialità diverse.
- “Rete territoriale”: il lavoro domiciliare deve essere collegato ai servizi educativi, sanitari e sociali presenti nel territorio.
Pertanto, con un intervento del tipo proposto a Napoli nel progetto DiverGente, i risultati attesi potrebbero essere
così riassunti:
- Per la famiglia: miglioramento delle competenze genitoriali, maggiore regolarità nella gestione dei figli, rafforzamento dell’autostima del genitore.
- Per i bambini: incremento della partecipazione scolastica, routine quotidiane più stabili, rafforzamento delle relazioni familiari.
- Per la comunità: riduzione dell’isolamento sociale, maggiore integrazione nei servizi educativi e ricreativi del territorio.
Il caso immaginato, come esempio del nostro intervento, mostra allora come gli interventi domiciliari possano diventare non solo un aiuto pratico ma un vero e proprio canale di costruzione di una reale alleanza educativa tra generazioni, rafforzando le risorse famigliari (attraverso le nuove competenze genitoriali) e gettando dei validi presupposti per un “ponte tra famiglie e comunità”, attraverso la prevenzione di eventuali situazioni di marginalità.
Un approccio integrato, che unisca dimensione relazionale, educativa e comunitaria, rappresenta quindi la chiave per rendere questi interventi realmente trasformativi.
Bibliografia
- Bronfenbrenner, U. (1979). The Ecology of Human Development. Harvard University Press.
- Brooks-Gunn, J., & Duncan, G. J. (1997). The effects of poverty on children. The Future of Children, 7(2), 55-71.
- Donati, P., & Andrenacci, L. (2007). Sociologia della famiglia. Laterza.
- Masten, A. S., & Coatsworth, J. D. (1998). The development of competence in favorable and unfavorable environments. American Psychologist, 53(2), 205-220.
- Milani, P., & Ius, M. (2010). La progettazione educativa e sociale nella comunità. Carocci.
- Serbati, S., & Milani, P. (2013). Valutare la genitorialità in contesti psicosociali. Interazioni, 1, 5-19.
-
Gruppi di sostegno alla genitorialità nei quartieri popolari di Napoli: il caso del Progetto Divergente
-
Napoli e la sfida contro la povertà educativa: un progetto sociale per far emergere la creatività dei bambini
-
Modelli di intervento domiciliare per il sostegno alla genitorialità: prospettive ed esperienze
-
Outdoor School a Napoli: un’aula a cielo aperto per crescere con la città
-
Il sostegno alla genitorialità in contesti di deprivazione economica e sociale: sfide psicosociali e comunitarie
-
Teatroterapia e Teatro Sensoriale: Strumenti Terapeutici per lo Sviluppo Psichico dei Bambini (5-10 anni)
Modelli di intervento domiciliare per il sostegno alla genitorialità: prospettive ed esperienze
La città di Napoli presenta aree urbane caratterizzate da complessità sociali e fragilità economiche, che possono incidere sulla qualità della vita familiare e sul benessere dei minori. In un quartiere periferico, una famiglia composta da un genitore single e due bambini in età scolare viene segnalata ai servizi sociali municipali per difficoltà nella gestione della quotidianità e del percorso educativo dei figli. Negli ultimi anni, gli interventi domiciliari si sono affermati come una modalità privilegiata per sostenere le famiglie in situazioni di fragilità. L’idea di fondo è semplice: “raggiungere i genitori nel loro contesto quotidiano”, riducendo distanze con i servizi e valorizzando le risorse già presenti (Serbati & Milani, 2013).
Il modello dell’”home visiting” è largamente diffuso a livello internazionale e prevede visite regolari a domicilio da parte di professionisti come ostetriche, psicologi, infermieri o assistenti sociali.
I suoi obiettivi principali sono:
- prevenire condizioni di rischio (trascuratezza, isolamento, disagio psicosociale);
- sostenere la genitorialità con indicazioni pratiche;
- rafforzare la relazione tra genitori e figli nei primi anni di vita (Olds, 2006).
La città di Napoli presenta aree urbane caratterizzate da complessità sociali e fragilità economiche, che possono incidere sulla qualità della vita familiare e sul benessere dei minori. In un quartiere periferico, una famiglia composta da un genitore single e due bambini in età scolare viene segnalata ai servizi sociali municipali per difficoltà nella gestione della quotidianità e del percorso educativo dei figli. Negli ultimi anni, gli interventi domiciliari si sono affermati come una modalità privilegiata per sostenere le famiglie in situazioni di fragilità. L’idea di fondo è semplice: “raggiungere i genitori nel loro contesto quotidiano”, riducendo distanze con i servizi e valorizzando le risorse già presenti (Serbati & Milani, 2013).
Il modello dell’”home visiting” è largamente diffuso a livello internazionale e prevede visite regolari a domicilio da parte di professionisti come ostetriche, psicologi, infermieri o assistenti sociali.
I suoi obiettivi principali sono:
- prevenire condizioni di rischio (trascuratezza, isolamento, disagio psicosociale);
- sostenere la genitorialità con indicazioni pratiche;
- rafforzare la relazione tra genitori e figli nei primi anni di vita (Olds, 2006).
In Italia, comunque, si è sviluppato soprattutto il modello dell’”educativa domiciliare”, in cui un educatore affianca
la famiglia nella gestione della quotidianità. L’approccio è centrato sul “fare insieme”: cucinare, aiutare nei compiti,
organizzare la casa, accompagnare i bambini nelle routine giornaliere (Milani, Serbati, & Ius, 2015).
In Italia, comunque, si è sviluppato soprattutto il modello dell’”educativa domiciliare”, in cui un educatore affianca la famiglia nella gestione della quotidianità. L’approccio è centrato sul “fare insieme”: cucinare, aiutare nei compiti, organizzare la casa, accompagnare i bambini nelle routine giornaliere (Milani, Serbati, & Ius, 2015).
Nel progetto DiverGente, l’Associazione “Psicologi in Contatto Onlus” sta affrontando proprio questa funzione di intervento. Immaginiamo pertanto una famiglia residente in un quartiere periferico di Napoli, con due bambini in età scolare e un genitore single. L’educatore entra in casa due volte a settimana. Nel primo incontro osserva la gestione quotidiana: i tempi dei pasti, lo spazio dedicato ai compiti, la cura degli ambienti. Insieme al genitore si definiscono piccoli obiettivi: stabilire una routine serale più regolare e creare un angolo studio tranquillo. Nei successivi incontri, l’educatore lavora “fianco a fianco” con il genitore, sostenendolo nella gestione dei compiti dei bambini e aiutandolo a utilizzare le risorse del quartiere (doposcuola, centri ludici, parrocchie). In questo scenario, l’intervento domiciliare non solo sostiene la genitorialità, ma rafforza anche i legami comunitari, favorendo la partecipazione della famiglia alla vita sociale del territorio.
Come sottolinea Serbati (2017), per funzionare davvero l’intervento domiciliare deve comunque rispettare tre condizioni fondamentali:
- “Ascolto e fiducia”: entrare in casa richiede sensibilità e rispetto.
- “Personalizzazione”: ogni famiglia ha bisogni e potenzialità diverse.
- “Rete territoriale”: il lavoro domiciliare deve essere collegato ai servizi educativi, sanitari e sociali presenti nel territorio.
Pertanto, con un intervento del tipo proposto a Napoli nel progetto DiverGente, i risultati attesi potrebbero essere così riassunti:
- Per la famiglia: miglioramento delle competenze genitoriali, maggiore regolarità nella gestione dei figli, rafforzamento dell’autostima del genitore.
- Per i bambini: incremento della partecipazione scolastica, routine quotidiane più stabili, rafforzamento delle relazioni familiari.
- Per la comunità: riduzione dell’isolamento sociale, maggiore integrazione nei servizi educativi e ricreativi del territorio.
Bibliografia
- Milani, P., Serbati, S., & Ius, M. (2015). *L’intervento con le famiglie vulnerabili. L’educativa domiciliare
come sostegno alla genitorialità*. Milano: FrancoAngeli. - Olds, D. L. (2006). The nurse–family partnership: An evidence-based preventive intervention. *Infant
Mental Health Journal, 27*(1), 5-25. - Olds, D. L., Kitzman, H., Cole, R., & Robinson, J. (2007). Theoretical foundations of a program of home
visitation for pregnant women and parents of young children. *Journal of Community Psychology,
35*(4), 485–497. - Serbati, S. (2017). L’educativa domiciliare come strumento di promozione delle competenze genitoriali.
In P. Milani (a cura di), *Famiglie e servizi. Lavorare con le risorse genitoriali* (pp. 101-118). Milano:
FrancoAngeli. - Serbati, S., & Milani, P. (2013). Educativa domiciliare e sostegno alla genitorialità. *Minorigiustizia*, (2),
121-135
-
Gruppi di sostegno alla genitorialità nei quartieri popolari di Napoli: il caso del Progetto Divergente
-
Napoli e la sfida contro la povertà educativa: un progetto sociale per far emergere la creatività dei bambini
-
Modelli di intervento domiciliare per il sostegno alla genitorialità: prospettive ed esperienze
-
Outdoor School a Napoli: un’aula a cielo aperto per crescere con la città
-
Il sostegno alla genitorialità in contesti di deprivazione economica e sociale: sfide psicosociali e comunitarie
-
Teatroterapia e Teatro Sensoriale: Strumenti Terapeutici per lo Sviluppo Psichico dei Bambini (5-10 anni)
ME.TI. © 2025
tutti i diritti sono riservati
tutti i diritti sono riservati
tutti i diritti sono riservati